Galline ovaiole, la direttiva UE ignorata in Italia

gen 12, 2012 by

Galline ovaiole, la direttiva UE ignorata in Italia

Dal 1° gennaio 2012 è entrato in vigore il divieto di allevamento delle galline ovaiole in gabbie di batteria convenzionali, previsto da una direttiva europea che consente esclusivamente allevamenti con sistemi alternativi alle gabbie e gabbie modificate definite ‘arricchite’.
Una scadenza attesa con impazienza dagli  attivisti dei gruppi e delle associazioni animaliste che da 12 anni si battono per questa campagna in difesa delle galline ovaiole,  che ha portato a conoscenza dei consumatori le condizioni invivibili in cui vengono allevate negli allevamenti intensivi.
Finora solamente il Regno Unito ha aderito alla direttiva europea mentre Francia, Belgio, Bulgaria, Cipro, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Italia sono ancora ferme.

Gli allevatori italiani, a fronte di questo cambiamento, peraltro annunciato da tempo, tentennano: la direttiva europea comporta per l’Italia grandi cifre, dal momento che sono 55 milioni le  galline ovaiole sul territorio,  distribuite in 4970 allevamenti intensivi. Eppure gli allevatori inglesi hanno affrontato questo cambiamento, per quanto sia stato difficile e costoso: 400 milioni di sterline, mentre la British Hen Welfare Trust ha trovato una nuova sistemazione a 300.000 galline, fuori dalle gabbie in batteria.

La LAV, preoccupata da questo non agire e con il timore che l’emendamento alla Legge Comunitaria presentato dal governo sulla commercializzazione delle uova comporti “la non sanzionabilità di molte violazioni nella filiera ovaiola (dall’allevamento alla vendita), la cancellazione dell’aggravante per i soggetti che ripetono le violazioni, e una sanatoria per le diciture facoltative in contrasto col Regolamento sulla etichettatura delle uova” ha rivolto un appello al Ministro dell’Agricoltura  Mario Catania, chiedendogli l’impegno a respingere ogni eventuale nuovo tentativo di “forzare” la normativa, al quale il Ministro ha risposto che “Non e’ prevista nessuna deroga per gli allevatori italiani di galline ovaiole che non rispettano la direttiva UE sulle misure delle gabbie” .

Le gabbie ‘arricchite’ :

  • altezza 50 – 60 cm
  • posatoi su piani sfalsati
  • bagno di sabbia
  • nido con raccoglitore uova
  • bande abrasive
  • 10 galline/mq

Dieci galline stipate in un metro quadro..  Animali quali i polli, e tra di essi le galline, hanno esigenze comportamentali tipiche della  specie che comprendono la necessità di muoversi, aprire e sbattere le ali,  lanciarsi in brevi voli (anche se  la loro esistenza si svolge a terra), lisciarsi le penne, razzolare in cerca di cibo, fare bagni di polvere, costruirsi il nido ed appollaiarsi in ripari o  su sostegni  posizionati in alto rispetto al suolo per il riposo notturno, oltre che interagire con i propri simili: essere costrette in gabbie, per quanto arricchite, impedisce loro di muoversi e comportarsi liberamente e la mancanza di stimoli che comporta una vita di costrizione favorisce la nascita di stereotipi comportamentali come il cannibalismo  e l’aumento della fragilità ossea e  dell’osteoporosi per assenza di movimento.

Assalzoo, l’associazione nazionale fra i produttori di Alimenti Zootecnici, sostiene che “tra le uova prodotte da galline, allevate al chiuso o a terra, e tutte comunque alimentate con mangimi, non c’è alcuna differenza di qualità nutritive” ed anche gli studiosi americani del Department of Poultry Science della North Carolina State University confermano questa equivalenza, come se l’unico problema sia  unicamente quello di stabilire se esiste una differenza di qualità nutritive tra uova di galline allevate a terra, uova da allevamento intensivo od uova biologiche.
La consapevolezza che un uovo prodotto da una gallina libera di muoversi e razzolare, non rinchiusa in un lager e nutrita a mangimi per tutta la sua brevissima vita sia sostanzialmente migliore, rimane.

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