Spesa consapevole contro il costo della vita
Benzina e gasolio aumentano, una novità niente affatto novità, dal momento che gli aumenti si ripresentano regolarmente. In più, in questi giorni si è aggiunta la protesta degli autotrasportatori proprio per il caro-gasolio, e l’agitazione sta mettendo a dura prova la distribuzione dei prodotti in tutta Italia.
Scene quasi di ordinaria follia tra le corsie di super ed ipermercati, dove si fa incetta di prodotti alimentari perché ‘chissà quando lo sciopero finirà’ e gli scaffali vengono depredati per cautelarsi dai mancati approvvigionamenti.
Qualcuno si riconosce in questa ‘sindrome da scaffale vuoto’ ? Dal momento che ho aperto questo argomento, il passo successivo è descrivere un’altra patologia estremamente diffusa e generalizzata che ormai ha assunto il carattere di una pandemia vera e propria: la ‘lamentela perenne’, riferita a quasi tutti gli aspetti dell’esistenza, ma che trova la sua massima espressione nei momenti di attesa forzata in coda alla cassa del supermercato, dove il mormorio sul costo della vita e dei generi alimentari raggiunge l’apice.
Ora, è indubbio che in Italia l’86 % delle merci viaggia su strada e, per tornare a quanto descritto nell’introduzione, secondo i dati Coldiretti l’incidenza del costo del gasolio sul prezzo finale degli alimentari aumenta in relazione alla distanza, incidendo maggiormente sui prodotti importati, sulle merci deperibili e per quelle a basso valore per volume, come frutta e verdura: carburante, trasporti, logistica ed i vari passaggi di intermediazione incidono complessivamente per circa un terzo sui costi. Oltre a questo, dobbiamo calcolare anche il costo in termini di emissioni di CO2 in atmosfera e il consumo delle risorse che implicano il trasporto e la distribuzione. Questi sono dati di fatto, innegabili.
Come consumatori insoddisfatti dobbiamo sapere che lamentarci e mantenere un comportamento passivo non risolve il problema, mentre diventare consumatori consapevoli automaticamente apre la strada ad innumerevoli possibilità.
Il concetto di filiera corta e km 0 inizia a farsi strada tra i consumatori italiani, i dati confermano un più 20% annuale, decisamente in controtendenza rispetto al trend generale: crescono i farmers market, gli acquisti diretti dai produttori agricoli in azienda o nei mercati di Campagna Amica, promossa da Coldiretti, con 8 milioni di italiani che, in pratica, comprano direttamente dal contadino.
E’ più corretto scrivere che finalmente 8 milioni di italiani hanno deciso che è più sano e conveniente fare la spesa consapevole e tornare ad acquistare dal contadino, da chi cioè il cibo che mangiamo lo produce: una controtendenza che non solo è alimentata dalla necessità di risparmiare e contrastare il costo della vita, ma anche dalla consapevolezza che la grande distribuzione ed i centri commerciali non sono in grado di soddisfare la necessità di una qualità migliore della nostra vita, soprattutto perché il cibo non è solamente merce ma anche rapporti umani, cultura, territorio e interazione sostenibile con l’ambiente.
“Nei farmers market non si trova solo il miglior rapporto tra prezzo, freschezza e qualità ma vengono contenuti gli sprechi di imballaggi con l’offerta, ad esempio, di latte sfuso, sono banditi gli OGM e sono messi a disposizione spesso servizi di vendita a domicilio e offerte speciali per i gruppi di acquisto solidale (Gas) formati da condomini, colleghi, parenti o gruppi di amici che decidono di fare la spesa insieme per ottenere condizioni vantaggiose ma soprattutto per garantirsi la qualità di quanto portano in tavola” sottolinea Coldiretti.
Un’ ottima cura, non trovate?






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