L’impronta idrica della tua colazione: sei sostenibile o sprecone?
L‘acqua è stata definita l’oro blu del nuovo millennio, e non a torto. Il paragone con l’oro nero, il petrolio, è perfettamente calzante, e così come si è verificato per i combustibili fossili con il picco del petrolio, anche per l’acqua si parla di peak water, ovvero il picco dell’acqua: il consumo di una risorsa non infinita ne riduce inesorabilmente la disponibilità, da un picco massimo di produzione e consumo a un lento ed inesorabile declino.
Eravamo in errore, ed ora l’accesso facile alle risorse idriche si sta rapidamente ridimensionando. Il 90 % circa dell’acqua disponibile sulla superficie terrestre è utilizzata in agricoltura per produrre generi alimentari, le pratiche agricole non sostenibili finiscono per portare nella nostra busta della spesa prodotti che contribuiscono allo spreco della risorsa acqua, coinvolgendo direttamente anche noi nello spreco.
Ogni prodotto possiede una impronta idrica che ci dice quanto sia sostenibile o meno: l’impronta idrica, o water footprint, è il volume totale di acqua dolce consumata e inquinata durante tutta la filiera produttiva, dalla semina nel campo alla trasformazione e distribuzione fino alla nostra tavola, compresa l’eliminazione degli scarti, e definita ‘acqua virtuale’ poiché la maggior parte dell’acqua usata non è più contenuta nel prodotto.
Ti sei mai chiesto qual’è l’impronta idrica dei tuoi consumi? Possiamo iniziare dalla tua colazione: quanta acqua occorre per produrre il caffè o il succo di arancia che bevi la mattina, e quanta ne viene sprecata per il tuo cappuccino?
Sei una di quelle persone che salta la colazione e prende solamente un caffè al volo? Se pensi che questo ti renda meno sprecone riguardo al consumo di acqua, sei in errore: l’impronta mondiale idrica per 1 tazza di caffè è di 140 litri. Il tuo caffè frettoloso del mattino costa assai caro, così come quelli che bevi durante il resto della giornata. Per produrre 1 kg di caffè tostato occorrono circa 21.000 litri di acqua; per soddisfare la richiesta mondiale di consumo di caffè, milioni di tazze consumate ogni anno, occorrono circa 120 miliardi di metri cubi di acqua. La produzione ed il consumo di caffè corrispondono al 2% del consumo globale di acqua per la produzione agricola.
Se al caffè preferisci il cappuccino sei terribilmente sprecone: ai 140 litri di impronta idrica del caffè va aggiunta quella del latte, che corrisponde a 200 litri di acqua per ogni bicchiere da 200 ml di latte: 340 litri di acqua virtuale.
Occorrono 1000 litri di acqua per 1 litro di latte, mentre per il latte in polvere l’impronta idrica è 5 volte superiore, 5000 litri di acqua per litro di latte.
Le cose vanno meglio se a colazione consumi succo di mela o di arancia: rispettivamente 170 e 190 litri di acqua ogni 200 ml di succo. Occorrono 50 litri di acqua per produrre una arancia.
Sei un amante del thè e non puoi proprio svegliarti al mattino senza?
Servono 2400 litri di acqua per produrre 1 kg di foglie di thè fresco, che forniscono una volta fermentate ed essiccate 0,26 kg di thè nero: 1 kg di thè nero acquistato dal consumatore costa 9200 lt di acqua.
Per una tazza di thè servono 3 grammi di thè nero, la sua impronta idrica equivale quindi a 30 litri di acqua.
A livello mondiale, tutte le tazze di thè consumate annualmente corrispondono a 30 miliardi di metri cubi di acqua.
Va considerato che le piantagioni di questa bevanda vengono coltivate in aree pluviali e solo una piccola parte della produzione mondiale proviene da aree irrigate, mentre nel post-raccolta il fabbisogno di acqua per la lavorazione ha un volume trascurabile: l’impronta idrica del thè si riferisce principalmente all’utilizzo di acqua piovana.
La tua impronta idrica si vede dal mattino, ed ora puoi valutare quanto sei sostenibile o sprecone. Se hai scoperto di essere meno sostenibile di quello che pensavi, puoi correre ai ripari, certamente non saltando la colazione, ma modificando i tuoi consumi.
Non tutto dipende da te, parte della soluzione arriva dai produttori e commercianti virtuosi, che attraverso strategie di produzione e tecniche di irrigazione possono ridurre l’impronta idrica dei prodotti. Come consumatore consapevole puoi cercare le indicazioni dell’impronta idrica sulle etichette dei prodotti che acquisti, sui bilanci di sostenibilità delle aziende, dei supermercati, delle industrie produttrici alimentari.
Puoi favorire la produzione locale, contenendo il consumo di acqua oltre che di energia che comporta il trasporto, contribuendo a ridurre anche le emissioni di CO2 in atmosfera, scegliendo la filiera corta ed i prodotti a km 0, facendo la spesa direttamente dai piccoli produttori locali e nei farmers market, e preferire i prodotti del commercio equo e solidale per quelli importati come il caffè ed il thè. Come vedi, puoi fare molto.
Abbiamo parlato della colazione, ora però sarai curioso di scoprire l’impronta idrica di altre bevande e alimenti: il viaggio alla scoperta delle impronte idriche non finisce qui, seguimi nel prossimo articolo!






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