Siamo insostenibili

feb 1, 2012 by

Siamo insostenibili

Siamo insostenibili, non ci sono se e non ci sono ma, abbiamo esagerato.
Chi lo dice, e a che titolo?
La voce è autorevole, appartiene al Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che ha presentato ad Addis Abeba il rapporto del High-Level Panel for Global Sustainability dell’Onu,
In sostanza, le conclusioni a cui sono giunti i relatori del rapporto  dicono che “ lo sviluppo globale attuale è  diventato insostenibile per il pianeta. Il mondo non può più permettersi di ignorare i costi ambientali che la crescita economica esige.”

Punto, e a capo.
Entro il 2030 ci occorrerà il 50% di cibo in più’, il 45% di energia in più e il 30% di acqua in più rispetto a oggi; dai 7 miliardi attuali passeremo a 9 miliardi di individui entro il 2040, inoltre 3 miliardi su 9 consumeranno ai livelli attuali dei paesi ricchi.

Punto, e a capo.
Ci siamo dentro tutti, non possiamo pretendere di scendere, non  fino a quando non saremo in grado di viaggiare nell’iperspazio e colonizzare altri pianeti. Le recenti scoperte sui neutrini possono far ben sperare, ma occorre tempo, tempo che non abbiamo.
E poi, sinceramente, non possiamo lasciare il pianeta in questo stato, qualsiasi inquilino è tenuto per contratto a lasciare i locali in affitto così come li ha trovati.
“Proseguendo su questa strada, non si potranno più evitare danni irreversibili agli ecosistemi e alle comunità’ umane”.

Punto, e a capo.
Ricominciamo dalla resilienza, termine  preso a prestito dalla psicologia  che sta ad indicare la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi drammatici, mentre in ecologia caratterizza la capacità di un sistema di rispondere al cambiamento senza snaturarsi.
Una qualità  propria dei sistemi complessi, che sono resilienti perché fatti di molti collegamenti, tutti diversi fra loro. Noi come specie siamo complessi, il pianeta è complesso.
Gli esperti,  dalle 100 pagine del rapporto, chiedono “ Un nuovo collegamento tra cibo, acqua ed energia. Tutti e tre devono essere pienamente integrati, non trattati separatamente, se vogliamo affrontare la crisi di sicurezza alimentare globale, una più’ forte collaborazione tra scienza e politica e una riduzione dell’emarginazione sociale. ”

Chi sono questi esperti?

Il Panel è composto da presidenti e ministri dell’Ambiente di diversi paesi, guidato dal Presidente finlandese Tarja Halonen e dal Presidente sudafricano Jacob Zuma, e nelle 56 linee guida del rapporto ” Resilient People, Resilient Planet: A Future worth Choosing ” (Persone resilienti, pianeta resiliente: un futuro che vale la pena scegliere) definiscono anche i requisiti fondamentali per lo sviluppo sostenibile, la green economy per il progresso, l’incorporazione dei costi sociali e ambientali nel settore privato, l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili entro il 2020 e il miglioramento delle scienze naturali.
Oltre a questo, il Panel chiede di definire un indice di sviluppo sostenibile che vada oltre il Pil, o una serie di indicatori entro il 2014.

Il Pil non fa più per noi, adesso è ufficiale:  continuerà ad essere nominato nei notiziari o sui quotidiani come indice di sviluppo, ma  non indica un bel niente riguardo al nostro futuro se non  il consumo delle risorse non rinnovabili, l’inquinamento, il cambiamento climatico, il riscaldamento globale, l’allevamento intensivo, l’agricoltura convenzionale e la disuguaglianza sociale.

Il 27 settembre 2011 il consumo delle risorse del nostro pianeta ha oltrepassato la soglia calcolata per l’intero 2011:  budget annuale esaurito in soli 10 mesi. L’ Earth overshoot day ci ha segnalato che siamo in rosso ed abbiamo consumato più di quanto si riesce a rigenerare.

Vogliamo rimboccarci le maniche e salvarci da noi stessi? Allora cominciamo, e continuiamo se già abbiamo iniziato. A partire da noi stessi, ognuno di noi può fare la differenza, con un effetto a cascata. Cominciamo dal diventare consapevoli che quanto descritto sopra non è catastrofismo ma realtà. Cominciamo dalle nostre case, dai nostri consumi, dai nostri rifiuti e ripensiamoli  in termini di sostenibilità ambientale, commercio  equo e solidale, impatto zero: non tutto è perduto, anzi è dai problemi che nascono le opportunità.

Margaret Mead, la celebre antropologa statunitense, ha detto : “Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini impegnati possa cambiare il mondo. In effetti, è l’unica cosa che l’abbia mai fatto”.  

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